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Azzurri
MEO CAFFARATTI CAMPIONE DEL MONDO
by Paolo Grossi
VIENNA - Al termine di venticinque partite vittoriose, giocate alla formidabile media di 208, l'italiano Meo Caffaratti si è laureato campione del mondo di bowling 1980
Boicottata Mosca (per la nota vicenda dell' Afghanistan) alla quale erano stati assegnati questi campionati mondiali, preludio ai Giochi in virtù del riconoscimento da parte del CIO del bowling quale sport olimpico, la scelta è poi caduta su Vienna dove, sulle piste del centro bowling Ernals, la competizione si è svolta ripresa in mondovisione con dodici telecamere dalla NBC
L'interesse dei nord europei e degli americani era particolarmente sentito, tanto che la delegazione americana, oltre che dal presidente federale, era costituita da un folto gruppo di osservatori del bowling professionistico statunitense, convenuti in Europa per studiare più da vicino gli atleti che si contenderanno il titolo preolimpico a Los Angeles nel 1984.
Centodieci sono stati i paesi che hanno partecipato alle prove eliminatorie e di semifinale, con i propri campioni nazionali. Le prove durissime per la posta in palio, si sono svolte nell'arco di sei mesi fino a che si è giunti alla scelta del rappresentante della zona americana, asiatica ed europea.
Di fronte ai più forti giocatori del mondo, Caffaratti non si è lasciato intimidire; gettati sulla bilancia, forza, estro, generosità, classe ed i titoli di campione italiano ed europeo di singolo per il 1980, l'ago non ha tardato troppo a spostarsi in suo favore, tanto che a campionato ultimato il suo più diretto avversario, l'australiano Sullivan, si trovava a meno 89 birilli dal nostro campione.
Una vittoria, quella di Caffaratti, che non ha colto di sorpresa gli osservatori (era quotato 2 a 1) ma semmai fatto felice il foltissimo gruppo di nostri connazionali convenuti al centro bowling Ernals.
1) Meo Caffaratti (Italia)
2) John Sullivan (Australia)
3) Berry Hamilton (Canadà)
Questo articolo è tratto da Bowling Sport n.10 del Giugno 1980, e venne pubblicato anche sulle colonne del Corriere dello Sport-Stadio.
Il suo autore fu il compianto Paolo Mantellini, allora principale cronista del nostro sport.